Sabato a Ferrara

Sabato 1 ottobre e domenica sarò a Ferrara ospite del bookshop ufficiale del Festival di Internazionale, gestito da Librerie Coop. Non cercatemi nel programma del Festival per ché al FdI vero e proprio non m’hanno invitato, causa nel 2007 l’aver scritto 5 volte qual’è con l’apostrofo e pò con l’accento, in compenso e come segno di incoraggiamento Giovanni De Mauro che è un buono m’ha dato un ticket per la bici noleggio, quella piccola colle rotelle.
Sarò lì, al bookshop allestito in piazzetta Schiatti nel Chiostro di San Paolo, sabato dalle 17.00 e il giorno dopo la mattinata dalle 10.30. Cmq che ci sono lo capirete dal mezzo parcheggiato fuori.

PS
Bao descrive la cosa qui con un minimo (opportuno) di serietà in più.
Il mio migliore amico dice che io non ho sufficiente considerazione del prossimo per provarmi a fare meno il simbatico in ogni mia comunicazione. Ma lui non capisce un cazzo.
Come tutti.

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Trii es megl’ che uàn

Come s’è potuto intravedere e intraleggere in precedenti post che riguardavano Post Coitum, con l’editore Bao Publishing s’è prodotto in contemporanea altri due volumi: Ladolescenza e Se muori siamo pari.
Nella programmazione delle uscite, pur avendo i tre volumi in magazzino, i bravi giovini della Bao hanno voluto evitare sovrapposizioni e così Post Coitum sarà in libreria a giorni, per la precisione dal 15 ottobre (ma sul sito Bao è già disponibile), mentre Se muori siamo pari e Ladolescenza usciranno in successive date da definire tra fine dicembre e primi mesi del 2012 (e per ora non sono disponibili da nessuna parte, tranne… vabe’ spiego più giù).

Quindi io mi zitto e di ‘ste due belle edizioni ancora non dico nulla, non scrivo post per spiegarne i contenuti, insomma ZUT!
Però, c’è un però: i libri fanno un po’ come cazzo gli pare, a volte. E anche l’impazienza umana collabora. Di sicuro l’umanità con tutto questo ha MOLTO a che fare, o d’altra parte non saremmo neanche qui a parlare. Quindi, un po’ nelle mie offerte in bundle all’edizione deluxe di Post Coitum (è esaurita, l’ho linkata tanto per), un po’ nei vari incontri e manifestazioni a sigla Bao, in giro per l’Italia, i due albi da tenere in cascina hanno iniziato a circolare.
Ovviamente non si può assecondare del tutto questa (bella) spontanea tracimazione di materiale e mandare in vacca la programmazione già comunicata alle librerie, ma si può fare qualcos’altro, hanno pensato le brillanti menti in Bao: facciamo come hai fatto tu con le versioni de luxe, Marco, offriamo la possibilità di acquistare in anteprima i due albi in aggiunta a Post Coitum, così con meno di 50 euro (46,50 per la precisione, spedizione inclusa) chi t’ama si fa come regalo di Natale anticipato i TRE volumi in un colpo solo.

Parliamo di un totale di 360 (trecentosessanta, siorsiòri!) pagine a colori di grande formato su carta naturale di bel peso e alta qualità. Circa 12 centesimi a pagina! Nianca le fotocopie dal fotocopiaro ci fa più un onest’uomo con 12 cent di leuro. Chiediamo a quel giovanotto in seconda fila, avvicinati, avvicinati al carrozzone. Ci siamo mai conosciuti prima giovinotto?…
: )

A parte gli scherzi, a parte le marchette, a parte gli intenti commerciali; passando dall’autoproduzione a questa nuova esperienza ibrida con Bao, per cui il libro lo si costruisce assieme con grande libertà e controllo sui contenuti, sui materiali e sulle lavorazioni, concessi all’autore (cioè me), mi sento di garantire la genuina convenienza della proposta, almeno dal punto di vista materico.
Sui contenuti invece dovrete dirmelo voantri. In privato, o secondo DDL in approvazione alla Camera vi farò rettificare qualsiasi apprezzamento negativo oserete postare sull’Internet, obbligandovi a capovolgendolo in commento che faccia uso esclusivo dei seguenti termini:
“Genio, Geniale, Capolavoro, Voglio sottomettermi a te dimmi da che ora a che ora ricevi”.

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Treviso Coitum Book Festival – sabato 24 sett.

Immagino che l’acronimo TCBF significhi quello che ho scritto nel titolo, in onore della presentazione di Post Coitum sabato alle 16.30 presso la sala conferenze della Camera di Commercio in piazza Borsa (stessa location della Mostra Mercato e quindi anche dello stand Bao dove sarò accomodato con piedi accavallati e tazza di brodo di cappone antinfluenzale).
Scherzo, l’acronimo significa n’altra cosa, lo specifico perché m’hanno detto che l’organizzatori hanno il senso dell’humour di Toni Soprano al lunedì.

Dice: tazza di brodo perché? Perché pensavo di non riuscire ad andare a quest’evento, causa virus intestinale montezumolo che da giovedì mi s’è addentato alle budelle, ma, eroicamente, con un giorno di ritardo, e un filo filo vincente sul montezumo, domani mi salgo sul treno e vo. Che poi…
Che poi non potevo perdermi una kermesse così figa che sta al fumetto come la Biennale di Venezia sta alla Sagra della ciocia di Frosinone.

Che poi vedrò per la prima volta i volumi di Post Coitum, sia standard edition che deluxe.
Che poi, SOPRAtTUTTO, questa edizione del TCBF ospita la mostra collettiva internazionale Tavole imbandite, e in esposizione ci sono anche le tavole e le ricette del blog Le ricette di Zia Ciccio che spinta da questo stimolo serendipico tra un po’ riprende a pubblicare cazzate culinarie in suddetto blog che forse infine diventerà… vabe’, non si dice o porta sfiga.
Cmq, ecco dimmi tu. Pure colla peste nera addosso avrei voluto presenziare, che Zia Ciccio mena certi paccheri, e non nel senso di pasta corta.

Be’, se non mi trovate allo stand, sarò in giro per Treviso, mi riconoscete facile: sono quello con la t-shirt di mario merola che sotto le finestre della sede della Lega canta ‘O Zappatore.

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Post Coitum – the play

Da recenti ricerche mi risulta che ho iniziato a realizzare illustrazioni di commento satirico all’attualità politica circa quattro anni fa. Così.
Il PD aveva appena sfornato il suo nuovo logo.

La mia prima vignetta satirica.

La data su questa vignetta, la mia prima, pubblicata su webgol.it, il blog del mio amico Antonio Sofi che mi spronò a provarmi in questa chiave, e un altro ennesimo grazie si accumula a tutti quelli che gli devo, la inchioda al 28 novembre 2007.
Quindi quasi quattro anni. Mi sembra ne siano passati quaranta.

In seguito, siccome son poco adatto a conformarmi al contenitore, e il mio registro s’estende volentieri fino all’humour crasso da avanspettacolo scordandosi dell’elegante misura poetica che sempre dovrebbe avere la satira, mi son sfogato nel mio tumblr.
Anche perché spesso e volentieri me la prendevo col Boss dei boss e non volevo coninvolgere terzi in apparizioni di roveti ardenti e pioggia di sangue in salotto.

Il Papa doveva averne detta un'altra sull'illeicità dell'aborto terapeutico. Non ricordo bene. Neanche Lui.

Anche il linguaggio poteva essere un problema per la pubblicazione sotto altrui egida.

Questa era per gli esuberi Alitalia che grazie alla mediazione di ghepensimì passarono da 7000 a 3250: UFF! Sospiro di sollievo! (Prima, nella trattativa del precedente governo mandata in vacca da ghepesimì, ne erano previsti solo 2500).

Con mia sorpresa, invece, si manifestarono quasi subito proposte di collaborazione. Una su quotidiano assai moderato, Liberazione, per voce di Mauro Biani che curava l’inserto settimanale di satira: Paparazzin. Da allora con Mauro ci si vuol bene e si son fatte tante cose: perlopiù gran mangiate.
Ricordo che su Paparazzin trovò il modo d’impaginare le mie tipiche strippone verticali.

Era l'estate dell'invasione russa in Georgia, e di Veltroni segretario del piddì. Che partì col torpedone per raccogliere 5miloni di firme per il cantagiro. O una roba del genere, non ricordo. Lui, invece, tenta ancora di dimenticare.

Ero ancora autore molto immaturo, ma anche Gianluca Neri di Macchianera.net mi diede uno spazio tutto mio e libertà di vigna. Fu un periodo molto importante. Macchianera era ed è uno dei blog multiautore più seguiti del web. Mi offrì un pubblico molto vasto e assai partecipe nei commenti. Crebbi molto lissù, e credo che proprio lì videro per la prima volta le mie cose Luca Sofri e Luca Bizzarri, entrambi amici di Gianluca, che mi dissero bravo, facceride.
Ci devo accendere un cero a San Luca.

Questa la metto perché è un bel ricordo. Mi chiamò Giovanni De Mauro di Internazionale per pubblicarla. Fu la mia prima, lissù...

...e poi pubblicò anche questa.

Questa invece fu rifiutata da l'Avvenire perché mancava il resto della sequenza.

Nonostante alcuni segnali e piccole conferme occasionali, come anche la vittoria quell’anno del premio pop Macchinera Blog Awards come miglior disegnatore web, che equivale a dire il meglio degli sfigati che non arrivano a fare della propria passione una professione, passato un certo periodo, abbastanza lungo, mi fermai e non pubblicai più vignette satiriche.
Ero saturo della deriva politica e sociale, più che di disegnarle. Ero passato dalla denuncia alla rinuncia.
Ero anche deluso dal mio girare a vuoto, lo ammetto. Dal mondo dei pro, tante pacche, ma nulla di concreto: restavo una comparsa da reclutare nelle scene di gruppo, o quando serve l’ubriaco.
Purtroppo anch’io, nonostante dica che mi basto da solo, ho bisogno di conferme.

Molto tempo dopo, convalescente da questa forma di negazione e di annatevenetuttiaffanculo, quasi casualmente iniziò a scapparmene spontanemente e serenamente qualcuna nel mio profilo Facebook. Il mio stile di disegno, ora, era maturato attraverso l’esperienza nel fumetto fatta in quell’intervallo di tempo. Per il resto alcune vigne erano imbecilli quanto prima.

Era il periodo che i protagonisti del serial "PDL, l'amore vince su ogni cosa se mena per primo" , iniziavano ad avere qualche screzio. Molti appassionati affermano questa sia stata la stagione migliore.

Berlusconi all'epoca ironizza continuamente sulla poca avvenenza di Rosy Bindi, poi s'asciuga il mento.

Marchionne ci spiega la globalizzazione ai suoi operai e perché le lettere di licenziamento ci avranno un francobollo di Bangkok stampato a Frosinone (UK).

Silvio vuol riscrivere tutto: il Codice Penale, il Codice Civile, la Costituzione, l'Odissea, Il Terzo Principio della Termodinamica. TUTTO, finché non risulta che alla fine Lui vince e si scopa la tizia, lì.. Pia qualcosa. Entro Pia.

Iniziavo a divertirmi di nuovo, e il tempo passava più lentamente. O più consapevolmente, come sempre quando ti imponi un esercizio mentale quotidiano. E soprattutto stavolta non speravo in nessun ritorno di nessun tipo, se non nella gratificazione di condividere e vedere commentate, da quei quattro amici di fb, queste vignette.
A quel punto, dopo un mio accenno di volontà di collaborazione lasciato cadere, privatamente, mesi prima alla fine di una divertente intervista grafica rilasciata al Post per l’uscita della mia rivista Canemucco, m’arriva la proposta di Luca Sofri di pubblicare le mie vignette in un mio blog personale su il Post.
Avevo già gran stima di Luca, ma di botto, aumentò. Vedi le volte…
Fu un bravo, mi fece sentire a mio agio, mi lasciò sperimentare e cercare la mia strada, ammesso ne esista una, e non mi censurò mai nulla. Discusso sì, censurato mai.
E così iniziai, e non mi fermai più. Quando mi diverto senza altri fini o aspettative è così. Ed è tutto gratuito: nel senso che lui non paga me e io non pago lui, in euro, ma ricchezza se ne accumula entrambi.
Prima fra tutte, per me, l’impagabile possibilità di sviluppare al massimo il mio personaggio preferito: il PresDelCons o anche l’Indimettibile S.

Ricordo che all'epoca arrivarono a promettergli che se fosse riuscito a pronunciare la frase "mi dimetto" subito dopo l'avrebbero eletto Dalai Lama. Ma non accettò di essere degradato.

Oggi, dopo quasi un anno e 300 e rotti vignette sul Post, alzo la testa dal monitor e mi dico: sono pronto, io sono sufficientemente maturo, i tempi sono MOLTO maturi, voglio raccoglierle in un bel volume di grandi dimensioni a far sì che raccontino quest’ultimo periodo politico dell’Italia, perché momenti come questi non se ne vedranno più per altri 50/60 anni minimo, quindi per me è l’ultimo passaggio della cometa e ai posteri va lasciata testimonianza.
E così ho fatto.
Ho scelto circa 240 (duecentoquaranta!) delle mie vignettone giganti uscite sul Post, che narrano la storia politica italiana percepita in questo ultimo anno. Le ho datate e commentate una per una, per contestualizzarle un minimo come ho fatto per queste quassù, e, miracolo, è riuscito proprio quello che avevo sperato si creasse: un racconto, non una raccolta.
Un racconto assai teatrale, una Tragedia, che ho diviso in 7 atti.
La Tragedia s’intitola Post Coitum.
Si chiama così perché questa ultima fase politica la vedo post orgasmica, e per la dx e per la sx. Ora si guarda il soffitto, e i problemi che per un attimo erano scomparsi nella passione del fottere e del fottersi, son tutti là, di nuovo, più grandi di prima.
La copertina parla da sola. Letteralmente.

 

Anche se io adoro la retrocopertina.

Proprio come per una messa in scena che si rispetti, un’idea così, un progetto così, non può lavorare al risparmio. Le vignettone verticali e dettagliate e ricche di dialoghi, come quelle che pubblico nel Post, non hanno mai trovato spazio sulla carta stampata, credo, soprattutto a causa del loro format che esige spazio, respiro, volume, centralità. Qui, le dimensioni contano.
Questa è stata la prima esigenza da risolvere con l’editore Bao Publishing, e s’è ragionato senza compromessi al ribasso per arrivare all’oggetto. Il volume è alto 34 cm, largo 18 e spesso 3, perché s’è scelta carta bella pesante, che tenesse bene il colore, che ce n’è tanto di colore in ogni pagina e deve cantare, tipo pala d’altare. 256 pale d’altare.
Carta naturale, ovviamente, niente patinature luccicose. Carta vera, non silicone.
Dice: io non mi rendo conto delle misure, così a vederle scritte, fammi un esempio pratico, qualcosa che abbia sottomano, di tangibile.
Bene: hai presente la soglia di marmo della finestrella del bagno? Ecco: hai presente.

‘Sto pezzo di travertino, l’editore, che ha investito sulla tiratura, ha potuto portarlo al pubblico con un prezzo di copertina di 24,50 Euro, invece dei 50 Euro che avrei dovuto imporre io se me lo fossi prodotto da solo nelle solite mille copie.

Non voglio farla lunga, o più lunga di quanto già non sia: è una delle cose migliori che abbia realizzato su carta. Ci sono io, c’è la prefazione di Luca Sofri, c’è l’introduzione di Luca Bizzarri (amici web di lunga data, non marchette per l’occasione), c’è la storia, ci son gli attori, c’è Silvio e tutta la Banda: una delle migliori compagnie drammatiche che abbiano mai calcato il palcoscenico. C’è tutto.

Il libro sarà disponibile nelle librerie dalla metà di ottobre. Però, chi lo preordina sul sito Bao, lo riceverà con due settimane di anticipo e senza alcuna spesa di spedizione. Praticamente a fine settembre. Se andate al link c’è anche una preview delle prime 20 pagine di contenuto (introduzioni e prefazione sono state escluse) sfogliabili col sistema Issu.

Poi, al solito, c’è la versione per i malati pazzi come me.
Sono riuscito a farmene tirare 200 pezzi su carta Fedrigoni Canova da 170g (non voglio dire altro se non Amen!) e con copertina su carta Fedrigoni Sirio Pearl Ice White da 300g (non voglio dire altro se non Allelujah!) con una grafica diversa, che il tipografo ancora porta il bottone nero al bavero per il lutto di avergli estorto ‘sta condizione che comporta ristampa della cop e spessore diverso del dorso.
In più, questa versione limitata e numerata da freak, oltre la dedica personalizzata all’acquarello in apertura, avrà le 8 illustrazioni delle 8 pagine interne che fanno da copertina e conclusione agli 8 atti della tragedia (nell’edizione standard sono in bianco e nero) colorate singolarmente volume per volume e una per una all’acquarello da me medesimo e firmate.
Comunque, questo è un discorso da continuare a parte tra di noi e con un certo pudore.

Per ora è tutto. Magari se ne riparlerà ancora più avanti, al ritorno da Forte dei Marmi dove, sabato 10, saprò se m’è stato assegnato il XXXIX Premio Internazionale di Satira come miglior disegnatore (il premio è proprio così: grassetto).
È un punto d’orgoglio per me, che come ho sempre detto ho un buco nero nell’autostima, anche il solo essere stato preso in considerazione per un riconoscimento così prestigioso che ha quasi la mia età, e in una categoria che non si trascina la parolina web appresso come una timida comparsa o un caratterista che ha ben interpretato quei tre minuti in cui fa l’ubriaco.
Se mai dovesse essere, incrocio le dita, in definitiva avrà vinto proprio il Web: leading role.
[UPDATE]: Ennò, poi il premio l’ho vinto proprio io me da solo! e in culo al webbe, ma pensa te, c’è il nome MIO c’è…

 

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Narni, poi il Mondo! (comunque bisogna uscire a Orte)

Ho conosciuto Francesco Settembre di Antani Comics a Terni in occasione di quella specie di tour promozionale, assolutamente spontaneo e non pianificato, che saltò fuori da vari inviti di fumetterie, e appassionati gestori delle stesse, in seguito all’uscita della prima edizione autoprodotta de Ladolescenza.
Lui, Francesco, e amici a corredo, si rivelarono persone gentilissime e soprattutto nutrienti.
Per questo quando, tramite Michele e Caterina della Bao, m’arriva proposta di partecipare a Narnia Fumetto, una delle tante belle iniziative organizzate da Francesco, per portare in anteprima (di mesi!) su qualsiasi presentazione ufficiale la nuova edizione de Ladolescenza e del volume inedito Se muori siamo pari, entrambi editi da Bao Publishing, non ho detto semplicemente sì: ho detto sì con sincero entusiasmo e ho chiesto “Quanto pagano?”.

Vabe’, vado lo stesso, mi son detto, so come ricavare mio intangibile tornaconto da questo tipo d’evento.

A parte le mie cazzate da simbaticone d’una certa età (sempre più certa), l’informazione seria è : Narnia Fumetto, i giorni sabato 3 e domenica 4 mi si trova presso lo stand Bao a fare i sorrisi e a tirar dentro la pancia quando mi scattano le foto vicino a tipi secchi; altrimenti sono in giro a imparare dagli autori bravi de fumetto come s’inserisce il muscolo gran dentato nell’obliquo esterno addominale alto.

Ah, anche la cosa dell’anteprima dei due libri è vera. Ecco qui le copertine (quella de Ladolescenza è nuova). Le metto piccole perché questa presentazione è una specie di flash mob clandestino (perciò è pubblicizzato in largo anticipo nel mio blog, in quello Bao, in quello di Narnia Fumetto, e giù in bacheca del condominio, e… ehm) e poi perché su ‘sti due volumi voglio tornarci per bene quando saranno disponibili in libreria e nel web.

 

 

 

 

In chiusura, solita nota d’ingaggio per i novizi che arrivano allo stand , e che invece i miei lettori abituali già conoscono: a chiunque si presenti con porchetta o altro prodotto masticabile di norcineria, gli fo disegnino ad acquarello autografo con lagrima, ma non chiedetemi di disegnare vostro zio o il gatto della vostra ragazza. Quello è rompere il cazzo, e ci sono già io lì per ‘sto lavoro.

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Finito!

Ho terminato di acquarellinizzare (e spedire) le (quasi) 200 Ladolescenze per i templari del sepolcro (mio, a breve). Posso dire di aver terminato in anticipo sulle previsioni della Manovra Finanziaria, in cui ‘ste duecento copie erano inserite, che scalettava una prima trance di 10 pezzi in consegna entro ottobre 2011, una seconda trance di 11 pezzi entro fine 2012, e circa 179 pezzi in previsione di consegna tra il 2013/2014, a cura del prossimo governo.

questa l'ho scattata coll'iphone sul tavolo all'ombra del susino in giardino (dove ho lavorato) ed è 'scita nammerda, come da istruzioni Apple. Shit different.

Lo rifarei? Sì, piuttosto divertente: cominciassi ora andrei più spedito.
Lo rifarò? Sì, piuttosto la cicuta.
Invece per i prossimi mi darò alla serigrafia. Dice “facile”. Ennò, perché le serigrafie le tiro io di persona colle manelle mie come Andy W.
Magari più veloce, sì, ma non più facile. E poi che divertimento ci sarebbe?
Più in là spiegherò meglio. La serigragfia è una tecnica manuale Bellissima. Ho lavorato in serigrafia diversi anni. Prima di contrabbandare wok nel mar di cina, ma quella è un’altra storia. Bah, certe volte mi ascolto e sembra la vita di Lord Jim.

Cmq, ora, con tutto questo tempo libero, che farò?
Ma quale tempo libero… l’orrore, l’Orrore! Devo disegnare la nuova copertina per “Ladolescenza” edita da Bao, anzi le nuove copertine, perché saranno due: una per l’edizione destinata al circuito librerie, fumetterie etc, e una per le 200 copie de luxe che saranno in vendita esclusivamente su questo sito (e corredate di una qualche chicca che ora ci ragiono e mi porto in vantaggio). AH! Avrà anche 8 pagine in più (non 12 come avevo segnalato erroneamente in qualche social giorni fa), quindi devo completare anche quelle. malimòr.

Bella questa cosa delle 200 copie extra con copertina e carta (occhio: CARTA) diverse che m’ha concesso l’editore. Penso faremo sempre così, gli è piaciuta l’idea, me le regala, non si son fatti i conti della serva, loro. Non dico altro o arriva Wolf e dice basta coi pompini e pulite la macchina.

Doppia edizione, anfatti, e materiali differenti previsti anche per il secondo dei tre libri in chiusura: “Se muori siamo pari”. Libro di cui non ho ancora detto una mazza, in pratica, ma lo farò. Per ora la copertina, unica cosa che mancava, bene o male ce l’ho. O meglio, ne ho una delle due. L’ho mandata in visione all’editori a San Diego – CA (che fa tutt’altro effetto rispetto a Santi Cosma e Damiano – LT) e m’hanno detto bella! Lo so che è bella.
In verità ne avevo realizzata un’altra prima e m’avevano detto: meno bella. Meno bella di che? Meno bella di quella che farai dopo. Cazzo, vero.

Infine terzo volume da incernierare è la raccolta delle vigne del Post. “Post Coitum”. Avevo ipotizzato una cop che per incauto agire, di chi e come non voglio star qui a spippolare, è circolata in giro. Be’, era una provvisioria: avevo utilizzato una vigna esistente come copertina. Invece la cop bisogna sia ad hoc. L’altro giorno mi son messo e le ho tirate giù entrambe, una per edizione (normal e horny) e ne sono assai soddisfatto.
Questo sarà un bel librone fuori formato di 250erotti pagine. Dettagli più avanti, che mò son stanco.

Sì, basta così per oggi. Oggi Ho finito. Oggi Giorno di Riposo. Quasi quasi ci faccio un cartello. No, lo compro. No, mando qualcuno a comprarlo. Poi ci fo una foto col Blackberry.

 

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Lo stato delle cose al 1 luglio.

Mucca ha compiuto 9 anni da una settimana. In anni canini, per la sua taglia, secondo questo grafico, dovrebbe avere 56 anni o poco più. Non sembra una ragazza di 56 anni. È sempre giocherellona e quando gli tiro un quassicosa a 20 metri lo arriva prima che tocchi terra.
La mia cana di 9 anni è ancora una scheggia.
Io ne ho 45, quasi 46. In anni canini, per la mia taglia, ne ho solo 5. Tutto deve ancora accadere.
Me la racconto così, a ‘sto punto della vita devo trovare un modo per farmi tornare i conti bene.

Lo stato delle cose è che devo realizzare il Canemucco n.5, ma non so chi sarà l’editore. Il numero 4 è andato esaurito e, a meno di non ristamparlo, occorre interrompere nuovi abbonamenti (che tuttora arrivano). Dovrò parlare con Coniglio Editore per capire cosa vuole (e può) fare. Altrimenti sono sicuro di riuscire a traghettare tutto ad altro editore, Francesco Coniglio è uomo buono e ragionevole. La situazione è ingarbugliata, ma sono fiducioso, anche perché oggi, dalla persona che ha curato l’opzione per una trasposizione filmica delle storie di Don Mimì, m’è arrivato un presente. Tempo fa mi chiese come avremmo intitolato la serie o il film, visto che “il Canemucco” non va bene: è il nome della testata contenitore del tutto, non delle mie storie. A me venne un’idea. Gliene feci una prima bozza e rimanemmo che sì, non male, ma ne avremmo riparlato.
E adesso m’arriva un pacco e quella bozza d’idea la vedo stampata su una maglietta e una tazza e, a distanza di qualche mese, stampata, è come guardarla per la prima volta, ed è buona! M’ha addrizzato la giornata. Succede spesso ultimamente che motivi di felicità mi derivino dal prossimo. Preoccupante.

Lo stato delle cose è che devo terminare di personalizzare ad acquarello le copie fighe de Ladolescenza acquistate da veri e propri Santi Beati a cui dovrei accendere un cero ogni mattina e ringraziare Dio della Loro Pazienza e Fiducia. E ora che tutto quanto segue è concluso, riprendo.

Lo stato delle cose è che ho tralasciato quanto sopra perché ultimamente ho constatato che oltre l’autoproduzione mi è necessaria l’autorappresentanza, o, se lasci fare ad altri per te, succede la merda e poi tocca pulire. Me l’aspettavo.
Ma io non so rappresentarmi, intendo come attività, non mi propongo, le cose devono arrivarmi addosso, sennò bonanotte.
Però, in un modo tutto suo, funziona.
Racconto. Non è breve. Non lo è mai, sisà.
All’ultimo salone del libro di Torino, mentre vagolavo accazzo privo di biglietti da visita, e questo già ti rende un paria, e mondo da qualsiasi intento mercantile, insomma gironzolavo tipo visita al luna park, un ragazzetto sorridente mi tira nello stand in cui lavora per farmi accomodare e personalizzare una copia de Ladolescenza. L’ha acquistata allo stand di Coniglio Editore dove ne avevo poggiate una ventina immediatamente sparite : )
Quindi sono lì seduto in casa d’altri che fo la testina di papero dedicata a Tommaso su pagina uno del mio albetto, quando arriva il padrone di casa. Io non so chi cazzo sia perché non so nulla di niente di niente al mondo dell’editoria. Lo stand è metà Double Shot e metà Bao Publishing, che mi dicevi Ahbramaputrha era lo stesso. Lui è Bao, ed è un tizio secchissimo e un po’ roscio e crepitante come uno stelo di mais colla pannocchia barbettata in cima e gli occhialetti. E parla più di me (!) senza fermarsi mai, ma tutto quello che dice è consequenziale e divertentissimo: sembra uno standup comedian newyorkese dopo sei redbull zuccherate. Mi piace appelle. Mi parla della sua casa editrice, giovane, piena di entusiasmi, mi regala libri, mi racconta la cura con cui li realizzano, li tocco e vedo che, almeno al livello di oggetti, dice il vero, per me questi già son punti. Lui prosegue in modalità stamina con l’autofire, mi diverte assai e, soprattutto, non gli ho mai visto negli occhi la scintilla del mercante: non vuole vendere, non vuole comprare. Potremmo fare qualcosa assieme, magari, conclude dandomi il suo biglietto da visita che io ricambio con un cazzo di nulla. Giuraci, gli rispondo io.
Mi fotografa le scarpe e ci salutiamo.
Passa poco tempo e passa il salone, tutti torniamo a casa e io e Michele, così si chiama la pannocchia, ci sentiamo via email e ci diamo appuntamento a Roma per vedere cosa e come quagliare. A Roma, all’appuntamento, conosco anche Caterina, suo amore e socia. Sono una coppia talmente a incastro che sembrano sceneggiati da qualcuno. Lui è un continuo crepitare di popcorn, lei è gattona e osservona, e ogni tanto piazza lì la sua, positiva e concreta e solida e riassuntiva. Io mangio, e rido, e ascolto, e mangio (again) e non mi sembra vero esista gente così nell’editoria professionale. A quel tavolo sembriamo più i goonies o i ragazzini di It. Che figata, sicuramente c’è il trucco, la botola con i coltelli sul fondo, ma chi se ne fotte, per ora me la godo, quasi.
Ci lasciamo con l’intento di produrre la qualunque. Assieme. Io ho desiderio di far libri come mai ho avuto prima. Mi basterebbe anche intascare questa sola moneta endorfinica.
Il rapporto epistolare continua, mettiamo in cantiere tre volumi, per iniziare. Ho la sensazione costante di lavorare con e non di lavorare per.
Infine salgo a Milano per consolidare il tutto: umanità e progetti. La sede di Bao è  CASA (non mia, in senso lato). In ogni suo aspetto è più casa che lavoro. Nella stanzona luminosissima in cui portano avanti l’attività quotidiana mi servo di focaccia e salame stravaccato su un divanetto (devo darmi una controllata, cazzo), poi, sempre mentre snocciola parole a pachinko, Michele apre una parete e c’è una cucinetta e mette su l’acqua per la pasta. Dal frigo tira fuori il ragù che ha preparato la sera prima e lo mette a scaldare. Poco dopo siamo tutti seduti a un tavolo sul balconcino che ci pranziamo e scarpettiamo tuttecose.
La giornata prosegue tra chiacchiere di videogamers accaniti (la Cate), racconti di megafestival ammerigani (Michele), altra focaccia e salame, pleeease (io).
Tutto bello, ma nel retro della mia testa è sempre presente il sussurro insinuante alla sir Biss che tutta st’amenità sarà compensata da una fregatura tipo Hostel, o roba del genere. Non riesco mai ad abbandonarmi completamente al meglio, quando capita. Non riesco ad affidarmi completamente agli altri. Ho paura, sono diffidente. Temo l’inculata, se non dalle persone, dal destino. Nonostante tutto, però, ci vado sempre incontro come la lepre ai fari.
Parto da Milano dopo che m’hanno accompagnato in tipografia a scegliere le carte, parlare col tipografo, esaminare le macchine da stampa (sarà una Heidelberg Speedmaster, molto bene). Nel viaggio di ritorno coltivo la sensazione, decisione, di chiamare per la prima volta qualcuno non l’editore con cui lavoro, ma il mio editore.
Tra settembre e ottobre, editi da Bao Publishing, usciranno questi tre volumi:
Post Coitum – raccolta delle vigne de il Post in grande formato.
Se muori siamo pari – una raccolta di storie e scritti in 48 pagine A4 in cui descrivo i vitali frutti del mio covare l’odio.
Ladolescenza – con 12 pagine in più di mia introduzione e narrazione del come e del quando e perché st’albo sia stato ed è una personale, intima milestone.
Tutti e tre i volumi saranno editi in doppia tiratura con differenti copertine, una destinata alle librerie e una d’alto pregio per i malatissimi come me, su carta già sapete, e un dono che STAVOLTA mi preparo prima.

Lo stato delle cose è questo. Ho cinque anni. Corro beato tra i campi verso l’orizzonte. Finirò in un crepaccio. Mi divoreranno le formiche.
Del mio teschio il sorriso incancellabile.

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Torno a Terni (sabato 25 giugno)

Torno sì, perché ci son stato una vita fa per cose di fumetto.
Si trattava, allora, d’una fiera di quelle che finiscono in omics o iniziano in fume. Qualsiasi fiera inizia-finisca in fume-omics è rassicurante, sai cosa troverai: le bancarelle coi venditori di fumetti e verdura, e altri saltimbanchi come son io oggi. All’epoca, sebbene invitato da Marco Schiavone delle Edizioni BD non ero autore certificato ISO, non ero nulla, e nulla ancora sono a vederla zen; e ricordo che vagavo da visitatore stralunato, alieno, in giringiro: i visitatori sono nulla, ISO. Infine qualcosa in testa, però, mi rimase poiché a seguire ne fumettai divertendomi.

Oggi torno a Terni, cioè domani, sabato 25 giugno dalle ore 16.00, con l’ultima ventina di volumi de Ladolescenza che mi son rimasti, invitato da Francesco Settembre boss della mitologica fumetteria Antani Comics (votata la seconda più migliore fumetteria del mondo dai lettori che hanno partecipato al sondaggio a premi (?) indetto da BAO Publishing – nome a cui tra un po’ ci si farà orecchio per altri bei motivi di cazzimiei ma anche vostri -).
Francesco è stato gentile e cordiale all’imbarazzo, mio, e m’ha proposto perdipiù di tenere, prima dell’incontro in libreria, una lezione/incontro/quelcheneuscirà ai ragazzi della sua scuola del fumetto. Una lezione Pagata. Credo quest’ultimo sia il termine a cui mi sono più disabituato nella vita dopo Sghicio. Per chi se lo chiedesse la l/i/q ha titolo e sottotitolo, che il pagamento esige sottotitolo: “Fiction grafica e pathos – il metodo Stanislavskij nella narrativa a fumetti -“.
Ci si vede lì, chi ci sarà. Io sono quello che spara cazzate, con passione.

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Internazional talking

Ricordo mio padre che s’esprimeva sempre in perfetto italiano, anche a casa, perché sennò ci prendono per terroni noi migranti senza patria di stirpe zappatora.
Quando però si trovava a discutere col muratore o col pescivendolo locale, papà, come Zelig, adattava il proprio lessico, la cadenza, l’idioma nell’insieme, al proprio interlocutore.
Affascinante.

Poi, più tardi, soli, mi spiegava con orgoglio quanto lui fosse in grado di parlare con tutti: dal contadino all’avvocato. Per lui l’avvocato era il top dell’eloquenza forbita.

Crescendo ho compreso che quell’identico discorsetto orgoglioso al proprio figlio lo faceva anche il muratore, o il pescivendolo, dopo aver parlato con papà.
È sempre un incontrarsi a metà del guado che separa i rispettivi territori linguistici, culturali, credendo, però, ognuno di aver percorso l’intera traversata fino all’altrui sponda, e ci si compiace di questa capacità natatoria.

Io mi accorgo di essere il muratore, o il pescivendolo, in molte relazioni duali di conoscenza, amicizia e collaborazione. Ok, se non proprio il muratore o il pescivendolo, mestieri degnissimi, diciamo allora il poeta popolare naif. Una specie di nino d’angelo, renato zero, califano: ‘sti tagli di pezzatura qua.
Consapevole dei miei molti limiti, strutturali alcuni, ostentati altri per nutrire suddetta immagine che sempre uno standard a cui aggrapparsi è, anch’io mi bullo interiormente di sapermi relazionare, quando vi sono chiamato, col direttore del Post, col mio amico Sofi, col direttore di Internazionale e via così, figure d’altro profilo culturale e di pensiero. Ma, quando accade, è vero confronto? Me lo chiedo perché mi resta quella sensazione di incontro tra chi viaggia a diverse velocità: loro col freno tirato, che fa puzzo di brucio, e io coll’acceleratore a tavoletta e il motore imballato fuori giri, che fa puzzo di brucio, affiancati per pochi giri di pista percorsi a velocità identica, per poi tornare entrambi alla nostra andatura abituale.
Appunto, la sensazione che mi resta addosso, oltre al piacere orgoglioso d’aver sostenuto il confronto, è quel puzzo di brucio. Sono sicuro lo avvertano anche loro, e ognuno crede sia tutto suo.

O anche: tutta questa roba quissù è pura paranoia nutrita da un senso d’inadeguatezza piagnona. Vai a capire.

Comunque sia, io l’ho immaginata così la riunione redazionale da cui sabato scorso è scaturita una chiamata sul mio cell da parte di Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale.

– Direttore, con che contenuto visuale integriamo lo speciale dell’Economist su Berlusconi e l’Italia che pubblichiamo nel prossimo numero? Le foto utilizzate dagli inglesi sono piuttosto banali e stucchevoli.

– Uhm. Tutto lo speciale ha un tono un po’ così, di reportage estivo dal paese delle banane. Un po’ monty python, un po’ benny hill. Boh. Non so. Ci penso e ti dico.

– Ci vorrebbero illustrazioni satiriche. Magari Gipi.

– Magari! Ma Gipi è anche fin troppo alto vicino a questo materiale, e poi sta lavorando al suo film. Ci vuole uno più terra terra. Più crasso. Ridanciano. Popolare, popolano.

– Ah, allora non saprei. Non frequento… Posso chiedere a un tizio che conosco, se lui conosce qualcuno.

– Un tizio che conosci?

– Ehm, il mio pescivendolo. L’ho visto leggere una vignetta sul suo iPad, una volta, e poi sganasciarsi. Non ho capito perché, ma magari è utile saperlo. Non so, vado a tentativi. Il disegno sembrava rappresentasse Berlusconi.

– Il tuo pescivendolo ha l’Ipad?

– La versione 1, da 8 giga, jailbrekkata, senza custodia in caucciù. Preso su ebay.

– Ah, mbe’.

– Eccerto, po’rello…

– Spetta! Forse ho capito cosa leggeva! Ho il nome!

– Chi? Qualcuno che possiamo contattare entro breve? Il giornale va chiuso martedì

– Sì, sì. Ma devo chiamarlo io. So come parlagli. M’aggia cala’ nu poco aint’o personaggio, ma è nu bbuono guaglione. Lassa fa’ ammè.

– Eh? Non ho capit…

– Niente, niente. Vattènne mò, che aggia telefona’

In quel momento squilla il mio cellulare.

Ecco: venerdì Internazionale ripropone il recente, famoso o famigerato, a secondo dei punti di vista, speciale dell’Econosmist sul nostro Paese (quello con in copertina Berlusconi e il titolo “The man who screwed an entire country”).
Be’, nell’edizione di Internazionale, le illustrazioni le ho fatte io. A modo mio. Senza accelerare né frenare. Perché a Giovanni, che lo chiamo per nome io che ciò confidenza, gli ho spiegato che so lavorare solo così. D’altra parte era esattamente ciò che mi ha chiesto lui.
Insomma ci siamo compresi. Grazie a me, ovviamente.

Che io riesco a ci parlare alla pari davveramente con chiunquo.

 

 

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i dolori del vecchio mak

Una settimana fa, a Sassari, ero lì per un incontro in libreria, nel pomeriggio vagando per un parco, magnifico, guardando per aria gli alberi, che mi piacciono gli alberi, sono sceso agilmente da un gradone immaginandolo 20 cm più basso di quanto era, e mi sono insaccato sul mio ginocchio fesso e distratto che s’è torto e ha fatto crock.
Non racconto il viaggio di ritorno che saprebbe di paziente inglese.
Al ritorno mi sono messo a riposo: è l’unica cosa.
Domenica scorsa mi sentivo meglio. Potevo camminare, un po’, con calma e attenzione, quindi ho proposto “Andiamo da IKEA a far compere! Che tanto è una roba tranquilla l’IKEA la domenica“.
Ora son qui con la stampella appoggiata alla sedia e il gambone dritto su un cuscino che scrivo ‘ste righe.
E scrivo per scusarmi, tardivamente, con mario della Fumetteria Arcadia di Bergamo in cui era previsto un incontro questo sabato.
Comunque i volumi de Ladolescenza previsti glieli spedisco, così chi li aspetta troverà almeno quelli.

Ah, nell’immobilità forzata c’è un risvolto positivo: posso riprendere la personalizzazione degli albi dei santi apostoli che aspettano con pazienza giobbìaca. E poi m’hanno promesso che se non mi do da fare mi portano in pari con l’altro ginècc

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